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Infiammazione da cibo, Alzheimer e demenza

Alzheimer demenza

Infiammazione da cibo come causa di Alzheimer e demenza. Possiamo davvero fare qualcosa per noi stessi…

Una ricerca pubblicata a dicembre 2024 su Alzheimer & Dementia (organo ufficiale della Alzheimer’s Association) conferma la relazione tra declino cognitivo, Alzheimer e infiammazione da cibo e glicazione.
Circa 1.500 persone di età compresa tra i 63 e i 75 anni sono state seguite per un periodo (in media) di 13 anni e la comparsa di forme di declino cognitivo, demenza vascolare e Alzheimer sono state correlate con l’indice infiammatorio alimentare proprio delle loro abitudini alimentari.
Le persone con il più alto indice infiammatorio alimentare hanno evidenziato in modo altamente significativo un aumento delle forme di demenza più elevato (fino al 34% in più) rispetto alle persone con una alimentazione a basso stimolo infiammatorio.
L’elemento più preciso che ne deriva è che l’infiammazione alimentare e la glicazione, che sono ormai in modo certo causa e concausa di un numero altissimo di patologie e disturbi, sono perfettamente modificabili con una attenzione nutrizionale personalizzata.

Conoscere il proprio livello di metilgliossale (glicazione) e di BAFF (infiammazione da cibo) e capire in anticipo se il proprio organismo ha elevati livelli di glicazione o di infiammazione alimentare consente a ogni persona di attivare in tempo la giusta prevenzione della possibile degenerazione neuronale.

Facciamo riferimento anche alla pubblicazione, nel marzo 2022 sul Journal of Alzheimer Disease, di una ricerca effettuata da un gruppo di ricercatori di differenti università statunitensi, che ha dimostrato che la proteina Tau 181 (una di quelle attivate e fosforilate proprio dal metilgliossale) è strettamente correlata alla deposizione di sostanza amiloide nel cervello, causa effettiva del declino cognitivo e della alterazione dei processi mnemonici.

Riassumendo, quindi, chi ad esempio mangia un eccesso individuale di zuccheri (tra cui vanno compresi anche quelli nascosti e invisibili) e aumenta la quantità di metilgliossale circolante nel proprio organismo ha prodotto in realtà una delle sostanze più infiammatorie e ossidanti esistenti nell’uomo, che a sua volta attiva la proteina Tau 181 che è un indice precoce della successiva deposizione di sostanza amiloide (e di Alzheimer).

La presenza di metilgliossale (misurabile oggi attraverso il test PerMè di GEK Lab o il Glyco Test) è di fatto una sorta di segnale preliminare di un successivo deposito di amiloide e di sviluppo di Alzheimer.

Significa che le ipotesi statistiche ed epidemiologiche formulate nel recente passato sono oggi completamente confermate. Si è capita finalmente non solo la relazione statistica tra zuccheri, infiammazione alimentare e demenza, ma anche la modalità specifica con cui si arriva alla deposizione di amiloide e all’Alzheimer, facendo quindi passi giganteschi verso la possibile prevenzione di questo tipo di malattie.

Come abbiamo spesso segnalato, gli zuccheri o gli alimenti proinfiammatori non vanno mai “eliminati” ma si deve comprendere, invece, quale sia il livello individuale di glicazione e di infiammazione per scegliere un programma nutrizionale personalizzato che moduli la quantità giornaliera di zucchero, di alcol e di frutta e moduli a rotazione l’assunzione di alcuni alimenti, per rientrare in una condizione di normalità ed evitare la degenerazione cerebrale.

Misurare è meglio che supporre, e conoscere la propria glicazione e il proprio profilo alimentare e il livello di infiammazione alimentare consente di attivare in modo efficace e tempestivo la prevenzione della demenza e supportarne la terapia.

Oggi, quando visito i miei pazienti e domando come sono mancati i genitori o i nonni, in 1 caso su 3 mi sento dire che una forma di demenza senile o di neurodegenerazione ha colpito il parente negli ultimi 8-10 anni di vita… Forse quindi è utile pensarci.

Senza rinunciare agli zuccheri, e mantenendo una dieta varia, prevenire per se stessi questa evenienza è nelle potenzialità di tutti.

Fonte: EUROSALUS

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